Tesori dei Castelli Romani: Villa Cavalletti e la Carta archeologica di Grottaferrata

Il territorio di Grottaferrata conserva testimonianze archeologiche capaci di raccontare una storia iniziata molti secoli prima della nascita dell’Abbazia di San Nilo e delle Ville Tuscolane. Tra i luoghi più significativi si trova Villa Cavalletti, dove archeologia e agricoltura si incontrano all’interno di un paesaggio modellato nei secoli.

Tra la fine del 1901 e l’inizio del 1902, durante i lavori per l’impianto di un vigneto, venne scoperta nella proprietà una necropoli. Nel febbraio del 1902 il marchese Cavalletti informò le autorità del ritrovamento e gli archeologi Giuseppe Angelo Colini e Raniero Mengarelli raggiunsero il sito per studiare le sepolture e i numerosi reperti rinvenuti.

I corredi funerari documentano una frequentazione dell’area già nella prima metà del IX secolo a.C. Le sepolture comprendevano grandi contenitori in terracotta destinati a custodire le urne cinerarie e gli oggetti appartenuti ai defunti. Alcuni ritrovamenti successivi hanno permesso di ipotizzare anche la presenza di tombe a inumazione.

Le indagini hanno consentito di riconoscere almeno sette corredi tombali relativamente integri e altri materiali parzialmente ricomponibili. Una delle tombe scavate scientificamente è stata datata al primo quarto dell’VIII secolo a.C., suggerendo che la necropoli sia stata utilizzata per un periodo più lungo rispetto a quanto inizialmente ipotizzato.

I materiali provenienti dal sepolcreto di Villa Cavalletti sono stati conservati presso il Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini di Roma, dove una sala è stata dedicata in passato ai reperti più rappresentativi della necropoli di Grottaferrata.

La Carta archeologica segnala inoltre, all’interno dell’area di Villa Cavalletti, la presenza delle sostruzioni occidentali di una villa romana. Una parte delle strutture è oggi coperta dal terreno, ma a meridione è ancora riconoscibile un breve tratto murario in opera reticolata. Nell’area sono stati individuati anche alcuni basoli antichi riutilizzati lungo un sentiero.

È stata avanzata l’ipotesi che il colle possa corrispondere all’antico Colle Corne menzionato da Plinio il Vecchio e situato nel territorio tuscolano. Questa identificazione non è stata definitivamente dimostrata, ma conferma l’interesse degli studiosi per un’area nella quale le testimonianze archeologiche attraversano epoche differenti.

La necropoli, la villa romana e i reperti rinvenuti raccontano l’importanza di Villa Cavalletti all’interno del sistema degli antichi insediamenti dei Colli Albani. Un patrimonio che appartiene alla storia di Grottaferrata e contribuisce a definirne il carattere di cuore nobile dei Castelli Romani.

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