VILLA STORICA

villa cavalletti LOCUS AMOENUS DELLE VILLE TUSCOLANE

The Amphitheatre of Tusculum and Albano Mountains,
Rome Worthington Whittredge (1820–1910)

IL CONTESTO STORICO

Villa Cavalletti è inserita nell’area dei Colli Albani, area predi­letta fin dall’età Repubblicana dell’antica Roma per la natura rigo­gliosa, il fascino paesaggistico, il clima salubre da illustri e facolto­si patrizi che vi realizzano residenze sontuose in linea con l’otium romano. Nel corso del Cinquecento e del Seicento, quelli che erano ormai divenuti noti anche come Castelli Romani, vengono nuova­mente scelti, prevalentemente dai rappresentanti dall’alto clero, appartenenti a famiglie aristocratiche, come i luoghi preferiti nelle vicinanze di Roma per l’edificazione di lussuose residenze estive e palazzi nobiliari successivamente denominate Ville Tuscolane.

La facciata restaurata della Villa Storica
Il portale settecentesco è coronato da un timpano con lo stemma dei Cavalletti

la  villa storica

Villa Cavalletti è una delle poche Ville Tuscolane rimaste intatte fino ai giorni nostri, 27 ettari di bellezza naturale, reale locus amoenus: immersa nel prezioso parco e nei viali monumentali e circondata dall’antica tenuta agricola con oliveto e vigneto storici, digradanti in una suggestiva visuale su Roma, sul mare e sui Castelli Romani. Il sito è ricchissimo di storia. Costruita a partire dal 1580 dal cardinale Cesi come una piccola casa di campagna, viene acquistata nel 1596 dal marchese Ermete Cavalletti. Originariamente una modesta residenza rurale, la villa subì diverse fasi di costruzione dalla fine del XVI secolo fino al XVIII secolo, trasformandosi in una tenuta nobiliare più ampia e raffinata, con dettagli architettonici barocchi e giardini all’italiana.

Vista aerea del complesso A destra l’edificio degli anni sessanta denominato l’Accademia
il  novecento

A partire dagli anni Sessanta diviene Curia Generalizia del­la Compagnia di Gesù, guidata dal Padre Generale Arrupe che vi abita, alle cui riunioni il futuro Papa Bergoglio partecipa quale Padre Provinciale dei Gesuiti dell’Argentina. In tale epoca viene realizzato l’edificio adiacente alla villa storica con una magnifica visuale sui Castelli Romani e su Roma. Considerata dai Gesuiti luogo privilegiato per gli esercizi spirituali, dagli anni Ottanta al 2014 diviene sede della Comunità Cattolica d’Integrazione Tedesca e dal 2003 sede della prestigiosa Accademia per la Teologia del Popolo di Dio su impulso dell’allora Cardinale Ratzinger, futuro Papa Benedetto XVI. Nel 2012 la Comunità cambia sede, si trasferisce a Roma, il complesso di Villa Cavalletti deve essere completamente ripensato.

Masterplan del complesso Villa Cavalletti Edifici, tenuta agricola e parco monumentale
la  rigenerazione sostenibile

La rinascita di un sito così importante per il pregio storico, culturale e paesaggistico, vede un progetto incentrato sulle dimensioni della sostenibilità sociale, ambientale ed economica preservando l’identità di Villa Rurale in un continuum di significato del luogo in stretto dialogo con le comunità locali. Un processo globale di riqualificazione del comples­so attraverso un approccio in bioedilizia per gli edifici, unito al restauro conservativo degli stessi è stato accompagnato dal punto di vista paesaggistico dal censimento di ogni singola essenza del parco storico e dal ripristino e la cura secondo il metodo biologico della tenuta vitivinicola e olivicola. Villa Cavalletti si propone oggi come un ecosistema aggregante di comunità, uno spazio condiviso dai confini leggeri ed esperienze collegate, un luogo di cui i visitatori, i turisti, gli studenti possano sentirsi parte, dove possano crearsi occasioni di scambio e confron­to naturali e spontanee con il favore della sublime bellezza circo­stante, fonte di ispirazione, spiritualità e meditazione. Lo strumento di metodo sviluppato è il protocollo di sostenibilità che orienta il complesso delle attività interne e soprattutto condiviso e sviluppato con la comunità.

Genesi nuovo logo Villa Cavalletti L’ala è stata rielaborata dello stemma del cavallo alato
lO  STEMMA > LOGO
L’antico stemma presenta su fondo azzurro un cavallo alato che si erge sul fuoco e simboleggia l’onore e il capo d’Angiò. Il capo d’Angiò è un elemento araldico che si fa risalire a Carlo d’Angiò che, dopo la vittoria di Benevento (1266) ne avrebbe concesso l’uso nelle armi gentilizie a chi lo aveva aiutato nell’impresa. È costituito da tre gigli d’oro posti, tra quattro pendenti di un lambello rosso. Ritroviamo lo stemma sopradescritto nel portale rinascimentale della Villa Storica. Il logo di Villa Cavalletti è la rielaborazione dell’antico stemma Cavalletti, nasce dal sogno di un nuovo volo per Villa Cavalletti, con l’ala che si libra dalla lettera A, simbolicamente l’inizio, l’alfa della tradizione antica.
Ritratto di gruppo dei membri del Kibbutz Ichud presso Villa Cavalletti Museo Memoriale dell’Olocausto degli Stati Uniti, per gentile concessione di Helen Sendyk
lA  FOTO STORICA

Nel 1946 Villa Cavalletti divenne un luogo di accoglienza e speranza per giovani ebrei sopravvissuti alla Shoah. Tra questi vi erano i membri del Kibbutz Ichud, comunità di preparazione all’emigrazione in Palestina composta da profughi provenienti dall’Europa orientale. Una fotografia conservata presso lo United States Holocaust Memorial Museum li ritrae davanti alla villa poco prima della storica protesta di La Spezia, che consentì a oltre mille sopravvissuti di salpare verso una nuova vita. Villa Cavalletti fu così non solo dimora storica dei Castelli Romani, ma anche luogo di rinascita, solidarietà e ricostruzione dopo una delle più grandi tragedie del Novecento.